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Bianchi, Francesco Paolo; Cratinus
Fragmenta comica (FrC) ; Kommentierung der Fragmente der griechischen Komödie (Band 3,1): Cratino: introduzione e testimonianze — Heidelberg: Verlag Antike, 2017

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https://doi.org/10.11588/diglit.63084#0175
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6. Lingua e stile

171

Senofonte (Blaydes 1896, p. 18 e 283255), cfr. Luppe 1963, p. 250 e Bonanno
1971, p. 169 s.
Per quanto riguarda una possibile accentazione, μέμνοιτο è preferito da
Luppe 1963, p. 250 per il confronto con Xen. An. I 7, 5 εί μέμνοιο τε καί
βούλοιο δΰνασθαι, mentre Bonanno 1971, ρ. 170 ritiene che nel medesimo
passo di Senfonte l’accentazione di μέμνοιο sia da imputare a un’influenza
del successivo βούλοιο e si debba quindi scrivere μέμνοιο nello storico e
accogliere μεμνοΐτο in Gratino;
9. οΐκέω, fr. 246 K.-A. (Cheirdnes). Presente non contratto (in sinizesi nel
verso), il cui impiego è verisimilmente dovuto al fatto che Gratino faceva
utilizzare a Solone, persona loquens del frammento come informa esplici-
tamente il testimone Diog. Laert. I 62, una forma propria del suo dialetto,
come proposto già da Meineke FCG ILI, p. 150: “videtur enim Cratinus
Solonem ea dialecto utentem induxisse, qua ipse usus est in carminibus” (con
il rimando all’impiego di δοκέω in Sol. fr. 29, 4 G.-P.2 = 32, 4 W.2);
10. οίσθας, fr. 112 K.-A. (Malthakoi). La forma è garantita dal testimone
(Choerob. in Theodos. can., GrGrW’ 2, p. Ili, 1 Hilgard), anche se general-
mente attestata nella commedia nuova (Men. Epitr. 481, Alex. fr. 15, v. 11
K.-A. [Apeglaukomenos]) e possibilmente derivata da una “confusion of thè
co-existing forms οίσθα and οίδας” (Stevens 1976, p. 60), cfr. Bianchi 2016,
p. 361 (ad οίσθα in Gratin, fr. 61, v. 2 K.-A. [Drapetides])·,
11. όρώμαι, fr. 143, v. 1 K.-A. (Odysses). La forma media non è documentata
nell’attico di V sec. a.C. e si intende, verisimilmente, come un omerismo,
cfr. l’uso di όρώμαι a fine esametro nel verso ricorrente ώ πόποι ή μέγα
θαύμα τόδ’ όφθαλμοΐσιν όρώμαι in Ν 99, Ο 286, Υ 344, Φ 54 e ν. anche τ 36
dove per l’iniziale ώ πόποι si ha ώ πάτερ (in X 169 όφθαλμοΐσιν όρώμαι
ricorre a inizio verso). In Ar. Vesp. 183 per il simile φέρ’ ’ίδωμαι, in luogo
del più frequente φέρ’ ’ίδω, Biles-Olson 2015, p. 145 annotano che “thè
Homeric mid. (e.g. II. 1.587; Od. 13.214) is used to suit thè context”;
12. προβώντες, fr. 133 K.-A. (Nomoi). La forma deriva da un ipotetico presente
tematico *προβάω e il parallelo più vicino è έκβώντας in Thuc. V 77.1, che
ricorre all’interno di una dichiarazione resa in dialetto dorico; come rile-
vato daLautensach 1911, p. 4, queste forme rappresentano “eine Obergang
der unthematischen in die thematische Konjugation” e particolarmente
frequenti in commedia sono gli imperativi riconducibili a questa forma te-
matica, come ad es. κατάβα, 4x in Ar. Vesp. 979, cfr. anche ibid. 980, Ran. 35;

255 In alternativa, Blaydes (ibid.) proponeva μεμνεΐτο; la prima forma, μεμνώτο era
stata sostenuta anche da Chr. A. Lobeck, Rhematicon, sive verborum graecorum et
nominum verbalium technologia, Regiomontii 1846, p. 127.
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